bio

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Milanese meticcia, giornalista, Anna La Stella inizia a fotografare nel 1972. Dai primi ritratti in bianco e nero il suo obbietivo punta gradualmente verso scorci del vivere urbano e, in particolare, sul paesaggio duro e irriverente delle periferie.
I suoi soggetti preferiti, in giochi di grandangolo e zoomate, diventano i muri: luoghi tanto esposti da non essere più visti.
Reti di denunce e utopie che, nel loro essere di tutti e di nessuno, raccontano rivincite anonime all’omologazione.

Negli scatti si rincorrono scritte, graffiti, esplosioni di colori.
 Proclami di vitalità e rabbia, offerti dai muri cittadini, che La Stella trasforma in un punto di partenza su cui proporre nuove storie e possibilità.

Su una sorta di grande tela – fatta di crepe, escrescenze e avvalamenti del muri – l’autrice incide infatti personalissime pennellate virtuali: sovrapposizione di parole, ricordi, imagini, fino a raggiungere un effetto di lavori rarefatti e sospesi.